|
Paolo Mappa
e Aurelio Boscaini: con loro, in sala Imbiriani, alla
scoperta della musica andalusa, del Flamenco.
Una serata musicale diversa, senza ballerine e senza il
movimento a cui siamo abituati ad associare questa musica:
e per questo ancor più interessante.
Dopo le lezioni con la musica brasiliana di Nenè Ribeiro,
dopo il jazz di Carlo Ceriani e Beppe Castellani, la
chiusura in Sala Imbriani con il Flamenco .
Penso
che una delle cose più belle della nostra vita sia
ascoltare musica: per qualcuno é un po' come mangiare,
bere, respirare. La musica é uno dei nutrimenti del nostro
spirito. Ho un carissimo amico che trova la forza di
tirare avanti, in momenti per lui difficilissimi, grazie
anche alla musica; tutti noi ci siamo innamorati, almeno
una volta nella vita, in una notte d'estate, ascoltando le
note di qualche orchestrina. Le note di qualche canzone,
di qualche brano, fanno emergere in noi la memoria di
attimi tragici, l'aria di giorni felici, fanno rinascere
le sensazioni.
La musica entra nella nostra vita, ci "perseguita", ci
accompagna; sentiamo una canzone, ci piace e spesso non
capiamo neanche tanto il perché; certi pezzi ci piacciono
e basta. Mi riferisco soprattutto alle tante proposte
commerciali che impazzano e ci fanno divertire,
soprattutto in estate. Spesso nascono da culture e
tradizioni che ci sembrano tanto lontane, a volte non ne
sospettiamo neanche l'esistenza. Spesso le case
discografiche e gli autori attingono a piene mani da
antiche culture: e noi non ce ne accorgiamo.
Un ciclo di lezioni-concerto come quello appena concluso
allo Zappa-Fermi e in Sala Imbriani aiutano a capire, a
conoscere, ad apprezzare e a valutare. Sono indispensabili
per andare alla radice delle cose, per non subire
passivamente troppe contaminazioni. e questo senza dover
faticare troppo nella ricerca, in quanto guidati
magistralmente da grandi interpreti e studiosi. Qui é un
po' come per i cibi: per tenerci il più possibile lontani
dagli OGM ed imparare ad apprezzare i veri "prodotti " IGP
e DOP.
Con questo incontro si é concluso l'ennesimo ciclo di
corsi, aperto a tutti; non resta cne esprimere un grande e
doveroso grazie allo Zappa-Fermi e a Giuliana Anelli in
particolare, sempre in prima linea per farci aprire la
mente in modo critico, per farci conoscere nuove culture;
per riuscire a farci riflettere, con intelligenza.
Testo di
Giuliana Anelli
Certo il
titolo della serata era attraente, soprattutto per chi
sperava di vedere qualche ballerina flamenca esibirsi sul
palcoscenico dell’Imbriani.
Notte flamenca, ma di sola musica. E non deludente.
Il cajon di Paolo Mappa e la chitarra di Aurelio Boscaini
hanno consentito di ascoltare brani di musica andalusa
lontana da qualsiasi attrattiva commerciale. Variabile il
ritmo e la vitalità gioiosa si stempera con quella
malinconia che il flamenco prevede.
Accattivante questa “scatola” musicale , pare di origine
peruviana, che produce, grazie alle abili e veloci mani di
Paolo, suoni inaspettati .
E la voce del cantaor si modula in un fandango riprodotto
dal vivo da Aurelio che, a buon diritto, viene accolto,
tra i suonatori e i cantanti di Spagna, notoriamente
diffidenti, come uno di loro.
Aurelio ci spiega come la musica spagnola popolare ha
ancora buona vita nelle strade e nelle piazze. Musica che
ha ancora quella spontaneità, pure lontana dalla facile
improvvisazione, che da noi rimane forse tra i vicoli
partenopei.
Ed è sempre Aurelio che spiega agli intervenuti curiosi e
competenti la differenza tra il tango argentino e il tango
spagnolo e lo fa con le parole e le corde della chitarra.
I troppo delusi dall’assenza della musa tersicorea della
danza potranno rifarsi in un prossimo incontro che proprio
Aurelio, contento della serata e del pubblico, propone
insieme, appunto, alle ballerine. |