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Comunicato stampa 29 luglio 2007    "Il Flamenco del M° Massimo de Maria"

    

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1)Ciao Massimo , come è nostra consuetudine, raccontaci in poche parole chi 
sei, e cosa fai. Da quanto è che suoni? Come è nata la passione per la 
chitarra flamenca.

 ..e allora: la mia pessione per il flamenco è nata dopo avere visto un concerto di Paco De Lucìa, naturalmente ne restai sopraffatto! avevo 18 anni e suonavo la chitarra da circa un anno e mezzo, ma malgrado fossi così inesperto (e forse anche incosciente), mi lanciai nello studio di questo chitarrista con un tale impeto che il mio livello crebbe in maniera sorprendente.

Naturalmente non avevo idea di cosa fosse il flamenco perchè comunque per capire il flamenco i dischi non bastano e in ogni caso era quasi impossibile trovare dischi che non fossero di Paco, ma piano piano cominciai a ricevere regali da amici che andavano in Spagna e prima Camaron, poi Tomatito e piano piano cominciai a capire che il flamenco non era fatto solo di scale e virtuosismi!

A 22 anni feci il mio primo gruppo con il quale ci esibivamo nei pub, il livello non era altissimo naturalmente, ma ci divertivamo. Dopo qualche tempo però cominciai ad entrare in crisi perchè mi rendevo conto che il mio modo di suonare assomoigliava al flamenco ma in realtà era qualcosa di diverso. Purtroppo senza una guida era difficilissimo e allora decisi di migliorare la mia tecnica e la mia cultura musicale studiando chitarra classica e diplomandomi in soli cinque anni. Questo mi allontanò dal flamenco purtroppo e la cosa mi fece deprimere al punto che stavo quasi per smettere di suonare. Dopo successe una cosa che ha cambiato la mia vita: assistetti a un concerto di Vicente Amigo! Addio ad ogni sorta di dubbio. Nuova linfa vitale, nuove idee e soprattutto la consapevolezza che se avevo iniziato a prendere sul serio lo studio della chitarra lo avevo fatto per il flamenco e quindi qualunque altra strada avrebbe rappresentato un fallimento. Da quel concerto sono passati sei anni e per fortuna la mia passione per il flamenco è sempre in crescita. Ci tengo a precisare che quando parlo di flamenco non mi riferisco solo alla chitarra ma al flamenco tutto ( cantato e ballato ).

Per quanto riguarda il mio rapporto con la professione di musicista devo dire che sono stato fortunato perché in una terra che non offre moltissimo io comunque sono pieno di lavoro e questo mi consente di non dover cercare lavoretti alternativi che spesso avviliscono i miei colleghi musicisti.

 2)Ci sono chitarristi contemporanei che  ritieni interessanti sia in italia che all'estero.

Chitarristi interessanti ne ho sentiti parecchi, soprattutto in Spagna ovviamente. Devo dire che alcuni di questi si dedicano soprattutto ad accompagnare il cante e il baile ma mi hanno impressionato per la maturità ritmica e armonica, ne cito un paio: Santiago Lara e Jesus Torres.In Italia mi è piaciuto molto Michele Iaccarino che ho scoperto tramite il tuo sito.

3)Cosa stai preparando per il 2008.

Per il 2008 penso che mi dedicherò alla promozione del mio nuovo disco naturalmene, anche se ho già in testa un nuovo proggetto nel quale vorrei collabborare con  un bassista e un batterista cercando di spostare il mio rapporto con la contaminazione del flamenco più verso sonorità di natura jazzistica.

4)Secondo te Quali sono le basi fondamentali che deve avere ciascun chitarrista flamenco.

Per quanto riguarda quelle che secondo me devono essere le basi per un chitarrista flamenco devo dire che al primo posto metterei la creatività e il linguaggio. Mi permetto di sottolineare questi due aspetti in maniera unitaria perché, soprattutto in Italia, capita di sentire chitarristi che cercano di nascondrsi dietro la mancanza di un linguaggio armonico adeguato attraverso la proposta di una contaminazione non propio convincente. Massimo rispetto per tutti naturalmente ma difronte ad una composizione che può essere costruita in forma di buleria, alegria o altro, un conto è sentirci dentro divagazioni su arie italiane o sudamericane, un altro paio di maniche è trovarsi difronte a un liscio romagnolo infilato a forza dentro un compas di dodici.

5)Parlaci del tuo nuovo lavoro discografico.

Il disco è venuto fuori un po per caso, nel senso che ho scritto questi brani più per suonarli in concerto che in previsione di inciderli, poi,quando ho capito che i tempi erano maturi, la realizzazione del cd è avvenuta in modo abbastanza naturale. Ciò su cui mi sono concentrato maggiormente sono stati gli arrangiamenti perché volevo realizzare qualcosa che fosse gradevole da ascoltare nel suo insieme, dando spazio anche a strumenti come la tromba, il pianoforte e soprattutto il flauto. Una cosa a cui non ho voluto rinunciare assolutamente è stata la voce e per questo mi sono avvalso della collaborazione di una giovane cantaora di Sevilla.Nel disco ho inciso sei brani miei e tre brani di F. Gacìa Lorca che ho completamente riarrangiato.

6)Qualcosa da aggiungere  a tuo piacimento.

 ..Bè, di cose da dire sul flamenco c^è ne sarebbero tante, mi limito a esprimere una considerazione di carattere didattico: in Italia l^ insegnamento della musica e nel nostro caso della chitarra è affidato

ai conservatori dove si studia musica classica. Il risultato è che un giovane chitarrista, dopo tanti anni di studio, si ritrova con un pugno di mosche perché non ha nessuna conoscenza di armonia, nessuna esperienza di musica d^insieme e una mentalità musicale lontanissima dalle esigenze dettate dal mondo musicale dei giorni nostri. E allora, visto che i più grandi compositori di questo fantastico strumento a sei corde sono chitarristi di Flamenco, bè, forse bisognerebbe cominciare a pensare di poter sostituire un Matteo Carcassi con un Manolo Sanlùcar e un Mauro Giuliani con un Paco de Lucìa!

 

Grazie Massimo .......Lo staff

 

 

 

 

 




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