1)Ciao Massimo , come è nostra consuetudine, raccontaci in poche parole chi
sei, e cosa fai. Da quanto è che suoni? Come è nata la passione per la
..e
allora: la mia pessione per il flamenco è nata dopo avere visto un
concerto di Paco De Lucìa, naturalmente ne restai sopraffatto! avevo
18 anni e suonavo la chitarra da circa un anno e mezzo, ma malgrado
fossi così inesperto (e forse anche incosciente), mi lanciai nello
studio di questo chitarrista con un tale impeto che il mio livello
crebbe in maniera sorprendente.
Naturalmente non avevo idea di cosa fosse il flamenco perchè
comunque per capire il flamenco i dischi non bastano e in ogni caso
era quasi impossibile trovare dischi che non fossero di Paco, ma
piano piano cominciai a ricevere regali da amici che andavano in
Spagna e prima Camaron, poi Tomatito e piano piano cominciai a
capire che il flamenco non era fatto solo di scale e virtuosismi!
A 22 anni
feci il mio primo gruppo con il quale ci esibivamo nei pub, il
livello non era altissimo naturalmente, ma ci divertivamo. Dopo
qualche tempo però cominciai ad entrare in crisi perchè mi rendevo
conto che il mio modo di suonare assomoigliava al flamenco ma in
realtà era qualcosa di diverso. Purtroppo senza una guida era
difficilissimo e allora decisi di migliorare la mia tecnica e la mia
cultura musicale studiando chitarra classica e diplomandomi in soli
cinque anni. Questo mi allontanò dal flamenco purtroppo e la cosa mi
fece deprimere al punto che stavo quasi per smettere di suonare.
Dopo successe una cosa che ha cambiato la mia vita: assistetti a un
concerto di Vicente Amigo! Addio ad ogni sorta di dubbio. Nuova
linfa vitale, nuove idee e soprattutto la consapevolezza che se
avevo iniziato a prendere sul serio lo studio della chitarra lo
avevo fatto per il flamenco e quindi qualunque altra strada avrebbe
rappresentato un fallimento. Da quel concerto sono passati sei anni
e per fortuna la mia passione per il flamenco è sempre in crescita.
Ci tengo a precisare che quando parlo di flamenco non mi riferisco
solo alla chitarra ma al flamenco tutto ( cantato e ballato ).
Per
quanto riguarda il mio rapporto con la professione di musicista devo
dire che sono stato fortunato perché in una terra che non offre
moltissimo io comunque sono pieno di lavoro e questo mi consente di
non dover cercare lavoretti alternativi che spesso avviliscono i
miei colleghi musicisti.
2)Ci sono chitarristi
contemporanei che ritieni interessanti sia in italia che
all'estero.
Chitarristi interessanti ne ho sentiti parecchi, soprattutto in
Spagna ovviamente. Devo dire che alcuni di questi si dedicano
soprattutto ad accompagnare il cante e il baile ma mi hanno
impressionato per la maturità ritmica e armonica, ne cito un paio:
Santiago Lara e Jesus Torres.In Italia mi è piaciuto molto Michele
Iaccarino che ho scoperto tramite il tuo sito.
3)Cosa
stai preparando per il 2008.
Per il
2008 penso che mi dedicherò alla promozione del mio nuovo disco
naturalmene, anche se ho già in testa un nuovo proggetto nel quale
vorrei collabborare con un bassista e un batterista cercando di
spostare il mio rapporto con la contaminazione del flamenco più
verso sonorità di natura jazzistica.
4)Secondo te Quali sono
le basi fondamentali che deve avere ciascun chitarrista flamenco.
Per
quanto riguarda quelle che secondo me devono essere le basi per un
chitarrista flamenco devo dire che al primo posto metterei la
creatività e il linguaggio. Mi permetto di sottolineare questi due
aspetti in maniera unitaria perché, soprattutto in Italia, capita di
sentire chitarristi che cercano di nascondrsi dietro la mancanza di
un linguaggio armonico adeguato attraverso la proposta di una
contaminazione non propio convincente. Massimo rispetto per tutti
naturalmente ma difronte ad una composizione che può essere
costruita in forma di buleria, alegria o altro, un conto è sentirci
dentro divagazioni su arie italiane o sudamericane, un altro paio di
maniche è trovarsi difronte a un liscio romagnolo infilato a forza
dentro un compas di dodici.
5)Parlaci del tuo nuovo
lavoro discografico.
Il disco
è venuto fuori un po per caso, nel senso che ho scritto questi brani
più per suonarli in concerto che in previsione di inciderli,
poi,quando ho capito che i tempi erano maturi, la realizzazione del
cd è avvenuta in modo abbastanza naturale. Ciò su cui mi sono
concentrato maggiormente sono stati gli arrangiamenti perché volevo
realizzare qualcosa che fosse gradevole da ascoltare nel suo
insieme, dando spazio anche a strumenti come la tromba, il
pianoforte e soprattutto il flauto. Una cosa a cui non ho voluto
rinunciare assolutamente è stata la voce e per questo mi sono
avvalso della collaborazione di una giovane cantaora di Sevilla.Nel
disco ho inciso sei brani miei e tre brani di F. Gacìa Lorca che ho
completamente riarrangiato.
6)Qualcosa da aggiungere
a tuo piacimento.
..Bè, di cose da dire
sul flamenco c^è ne sarebbero tante, mi limito a esprimere una
considerazione di carattere didattico: in Italia l^ insegnamento
della musica e nel nostro caso della chitarra è affidato
ai conservatori dove si
studia musica classica. Il risultato è che un giovane chitarrista,
dopo tanti anni di studio, si ritrova con un pugno di mosche perché
non ha nessuna conoscenza di armonia, nessuna esperienza di musica
d^insieme e una mentalità musicale lontanissima dalle esigenze
dettate dal mondo musicale dei giorni nostri. E allora, visto che i
più grandi compositori di questo fantastico strumento a sei corde
sono chitarristi di Flamenco, bè, forse bisognerebbe cominciare a
pensare di poter sostituire un Matteo Carcassi con un Manolo
Sanlùcar e un Mauro Giuliani con un Paco de Lucìa!
Grazie
Massimo .......Lo staff
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