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La chitarra che
sorride. Così gli addetti ai lavori definiscono questo
musicista riservato e apparentemente introverso, che ha alle
spalle quarant'anni di musica. Quarant'anni di musica che
iniziano nelle vecchie osterie di Genova dove gli anziani si
radunavano la domenica tra ballate dialettali e brani
classici, anni che attraversano l'America Latina con le grandi
compagnie di crociera. Anni di musica suonata ovunque e
ascoltata, con tanta attenzione per artisti come J. Gilberto,
A.C. Jobim e A. Piazzolla. Anni che portano Armando a
collaborazioni che, partendo da Paco De Lucia e Anna Oxa,
arrivano fino a Ivano Fossati con il quale Armando divide
quattro intensi anni di tournée. Armando Corsi tra rassegne,
trasmissioni e teatro: Nel corso della sua carriera, Corsi
partecipa a numerose rassegne e trasmissioni televisive e
radiofoniche (7° ediz. Premio Città di Recanati,
Raistereonotte, Raitre Suite, etc.) e collabora in teatro con
Mariangela Melato, Giorgio Albertazzi ed altri famosi artisti.
Armando Corsi nei dischi di grandi artisti italiani: La
chitarra di Corsi partecipa a dischi significativi come "Lindbergh",
"Bontempo dal vivo Vol. 1" e "Carte da decifrare" di Ivano
Fossati, "La via" di Vincenzo Zitello, "Milonga" di Mario
Arcari, "Argilla" di Ornella Vanoni, tanto per citarne alcuni.
I suoi "Itinerari": Nel 1995 Armando pubblica il suo primo
album solista, "Itinerari", un percorso musicale di ampio
respiro dove trova espressione compiuta la sua personalità
artistica: compositore, arrangiatore, produttore e,
naturalmente, musicista. "Itinerari è un disco istintivo,
talvolta solare altre malinconico, decisamente raffinato, che
riflette in maniera esemplare la versatilità di umori
dell'autore" (Flavio Brighenti, La Repubblica). "Itinerari ci
appare davvero come un album-racconto che dalle coste della
Liguria si affaccia sul mare aperto. Addirittura, ascoltando
il disco più volte, la sensazione è quella di ritrovarsi tra
le mani un manoscritto trovato dentro una bottiglia di quelle
che ancora speriamo navighino negli oceani" (Vittorio
Castelnuovo, Raistereonotte). Hanno detto di lui: "E'
innamorato della sua musica e lavora sulle corde della sua
chitarra come se stesse accarezzando un volto amato" (Guido
Festinese, World Music). "La tecnica chitarristica è
stupefacente, ma non si esprime mai in un esercizio fine a sé
stesso: trasmette semmai un ansia, un pathos che non possono
lasciare indifferente nessuno" (Giancarlo Susanna, Il Mucchio
Selvaggio) |