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ASPETTI TECNICI
Riguardo alla
costruzione della chitarra si favoleggia
intorno ai misteriosi segreti dei liutai.Ma a questo proposito uno
dei più famosi liutai spagnoli rispose così ad un giovane liutaio
che gli chiedeva quali fossero i suoi segreti: “Después de hacer
cincuenta guitarras, harás una guitarra excelente” (Dopo la tua
cinquantesima chitarra farai un’ottima chitarra).
LA TAVOLA ARMONICA
I legni ideali con i quali si
realizzano le Tavole Armoniche sono sicuramente
l’abete rosso (Picea Excelsa) detto anche abete maschio ed
il cedro rosso ( Thuja Plicata ). Del
primo si ha notizia che i liutai ne fecero
uso dal XVII° sec., mentre per il secondo si dovrà attendere il
XIX° sec.
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Il suono prodotto da una T.A.
di abete rosso che cresce nella Foresta Nera in
Germania (ottimo è quello della zona di Hasel/Mittenwald)
è brillante, mentre è più dolce quello della Val di
Fiemme (ottimo è quello di Paneveggio)
in Italia. La crescita di questo abete , date
le caratteristiche climatiche
delle suddette zone, è molto lenta
permettendo agli anelli annuali (in
particolare nella parte del tronco rivolta a nord)
di essere molto vicini e
così il liutaio può ottenere T.A. molto fini
ed elastiche. Ottimo è anche il
cedro rosso che cresce sul
versante costiero dell’oceano
Pacifico dall’Alaska alla California e che
dona alla chitarra un suono
molto pastoso. Anch’esso è estremamente lento
nella crescita e con le venature regolari e
fittissime. |

Tavola
armonica di abete rosso
- Foresta Nera |
Gli esperti usano dire che l’abete è “per chi ascolta” mentre il
cedro è “per chi suona”.
Ovvero l’abete proietta il suono molto lontano e quindi si addice
alle grandi sale da concerto mentre il cedro, con il suo
suono molto dolce, si addice ad ambienti ristretti ed intimi.I
liutai spagnoli, mostrando le loro chitarre ai chitarristi
indecisi nella scelta, dicono con tono
spiritoso: “quieres la rubia o la roja ?” (desideri la
bionda o la rossa?) Questo perché la T.A. in abete, una
volta verniciata , acquista una
tonalità bionda mentre quella in cedro ha una tonalità sul rosso
e, come già detto, il “carattere” delle chitarre che
ne derivano è decisamente diverso.
Il taglio dei tronchi avviene per quarto, poi
dagli spicchi si ricavano tavolette di uno spessore di circa
quattro millimetri che si fanno stagionare “naturalmente” per
circa 10-15 anni prima di essere utilizzate. Uno
dei più grandi “segreti” dei vecchi liutai
è che posseggono tavole che hanno immagazzinato e
sapientemente conservato durante i molti anni della loro attività.
T.A., fondi e fasce tagliate e
sistemate per l’ultima fase di stagionatura
Durante la stagionatura naturale la resina, contenuta nei canali
resiniferi, seccandosi si deposita alle pareti di questi
creandocosì, all’interno della T.A., un’infinità di microscopiche
“canne d’organo”che arricchiranno la qualità timbrica dello
strumento.Questo determinante processo non
si verifica con la stagionatura artificiale dato
che, in questo caso, la resina si blocca otturando i canali
resiniferi.
IL FONDO E LE FASCE
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Fasce in Cocobolo |
Il
legno ideale è il palissandro indiano
(Dalbergia latifoglia ) ed il palissandro brasiliano
in particolare il Jacaranda (Dalbergia
nigra) che si distingue per la
bellezza cromatica della sua fibra e
per il gradevole profumo di rose.
Eccellente è anche il
Cocobolo (Dalbergia Retusa) proveniente dal Nicaragua
che però dà problemi nella lavorazione
dato che è un legno altamente velenoso.
Da citare il
cipresso che viene usato per il fondo e le fasce delle chitarre
flamenco.
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Fondo in Jacaranda |
IL MANICO
Questo
è deputato a sostenere la tastiera e ad opporre resistenza alla
tensione delle corde.Alcuni chitarristi richiedono al liutaio che questo venga
realizzato in base alla dimensione ed alla onformazione della loro mano. Ottima per le
caratteristiche di stabilità e leggerezza è la cedrella (Cedrella
Odorata) dell’America centro meridionale. Molto buono anche il
Khaya ivorensis, un mogano proveniente da zone tra la Liberia ed il Congo .Il manico, che subisce una notevole sollecitazione dovuta alla
tensione delle corde, va rinforzato per tutta la sua lunghezza da
una striscia di ebano dello spessore di circa 5 mm. che va a
formare una T con la tastiera.
Particolare del manico
in cedrella con la paletta riportata ed il rinforzo in ebano
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LA PALETTA
Tagliata
dallo stesso legno del manico è riportata al fine di offrire
maggiore resistenza alla frattura. Infatti i
manici ad un solo pezzo sono soggetti
alla rottura nel punto in cui c’è l’inclinazione della
paletta e pertanto viene ad
interrompersi la continuità delle fibre.
La parte superiore è sempre
impreziosita da una lastronatura dello
stesso legno del fondo e fasce mentre
il suo profilo personalizzato ci
fa riconoscere l’autore dello strumento. |
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IL PONTE
Questo
sarebbe molto bello in ebano
perché si coordinerebbe con la
tastiera… ma pone seri problemi sulla stabilità
dell’incollaggio e pertanto si preferisce lo stesso legno
usato per il fondo e le fasce. Importante è la scelta della
qualità e la venatura del legno del ponte, dato che attraverso
di esso le vibrazioni delle corde
si trasmettono all’interno della cassa
per essere amplificati. Il listello è in osso. |
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LA TASTIERA
Qui
non c’è imbarazzo nella scelta: ebano (iospyros Perrieri)
proveniente dal Madagascar e dall’Africa Equatoriale. Questo
legno, oltre alla sua naturale bellezza, offre una eccellente
scorrevolezza e resistenza all’usura, grazie alla sua superficie
compatta.Il capotasto posto all’inizio della tastiera come tasto “0” è in
osso. In passato era uso porre, oltre all’osso che aveva il solo
scopo di distanziare le corde, un tastino ”0” leggermente più
grande.
LA ROSA
Lo scopo
della rosa è essenzialmente quello di rinforzare il legno
intorno alla buca che in quel punto è estremamente fragile. I
liutai amano dare alla rosa stessa anche una funzione
altamente decorativa.
Naturalmente escludiamo tutte quelle rose di serie che si
trovano in commercio pronte per l’uso: queste sono a volte
anche molto belle……..però maledettamente uguali e senza ombra
di personalità.
La rosa è una
delle parti della chitarra che caratterizza la
personalità e la perizia del liutaio.

Per realizzarla, oltre all’uso
dei classici filetti che andranno a formare le due
corone (interna ed esterna), il liutaio, dopo avere scelto il
disegno, lo realizza unendo insieme a mosaico dei fili di
legno a più colori generalmente con una sezione
quadrata di 0,5 mm. sino a formare
una specie di “salame” che taglierà a fette di
circa 2 mm. per poi inserirle ad una ad una all’interno
delle due corone.
I FILETTI
Realizzati
in ebano, acero e palissandro rispecchiano la
personalità del liutaio, ma hanno comunque lo scopo di
rinforzare le parti perimetrali della chitarra che
diversamente risulterebbero fragili e facili alle fratture.
I TASTINI
Anticamente
sulle prime chitarre venivano legati tastini di budello come
sui liuti.Attualmente si usano barrette a
forma di T che vengono inserite nella tastiera. La loro
composizione è una lega di alpacca (nickel silver).
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L’ INCATENATURA
Qui la
storia è lunga e complessa. Le prime chitarre avevano
solamente le catene trasversali sopra e sotto la buca (da
citare che Stradivari pose la catena inferiore obliqua
in modo da dare ai bassi più superficie vibrante). Poi Louis Panormo all’inizio del XIX° sec. introdusse
l’incatenatura a raggiera in seguito perfezionata da Antonio
De T orres. Da allora molti anni sono passati e i liutai
l’hanno elaborata con diverse modifiche, anche con successo,
ma tutte sono state apportate all’incatenatura a “ventaglio”.
La raggiera ha lo scopo di contenere la torsione
che il ponte, gravato dalla tensione
delle corde, impone alla T.A. ma crea anche dei veri e propri
settori che rispondono alle varie frequenze.Una buona disposizione della raggiera è quindi
determinante per il giusto equilibrio di tutte le note.Va tenuto
presente che la cassa della chitarra agisce come un risuonatore
ovvero le vibrazioni delle corde si trasmettono
attraverso il ponte all’interno. Qui, se non ci
fosse l’incatenatura, avremmo una nota molto forte e le altre
deboli…….ma grazie a questa, con i suoi settori intonati, tutte le
note sono bilanciate e, alla fine della “turbolenza” che
si crea nell’interno della cassa, fuoriescono dalla buca (se
si pone una mano davanti a questa si può sentire la “colonna”
d’aria che ne esce). |
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LE MECCANICHE
Prima
furono i piroli realizzati con
legni duri come l’ebano o il
bosso, poi nel XVIII° sec. apparvero le prime
meccaniche che grazie all’ingranaggio della vite senza
fine risultano molto più precise. Oggi se ne
trovano in commercio di molte marche e non sempre le più
costose sono le migliori. Ad esempio,
meccaniche dotate di splendide palette
in madreperla, a causa della
deformazione di questa nel tempo, causano delle vibrazioni
praticamente “irreperibili” che spesso fanno impazzire i
liutai.
LE VERNICI
La
tradizione vuole che si usi la gomma lacca (prodotta da insetti
che vivono in simbiosi con una conifera) con la quale solo mani
esperte realizzano splendide verniciature a tampone.Purtroppo la vernice a
gomma lacca è molto delicata e richiede molta attenzione al
musicista. Oggi alcuni liutai non
disdegnano la vernice poliuretanica a due componenti che, pur
essendo molto bella e più resistente all’usura, non permette al
legno di “respirare” e quindi di migliorarsi nel tempo.
La navetta
con il tastino ,
avvalendosi dell’ ausilio di
un accordatore elettronico,
vieneposizionata e fissata, stringendo la brugola, nel punto
esatto in base alla scala temperata ...ma sulla tastiera
ve ne sono 114 e possiamo supporre che diano grossi problemi
di agibilità all’esecutore.
COME CONSERVARE LA
CHITARRA
I
legni che vengono usati per la costruzione della chitarra sono stagionatissimi ma restano sempre vivi e pronti a reagire agli
agenti atmosferici. Pertanto una buona conservazione darà lunga
vita e migliorerà le qualità timbriche e sonore dello strumento.
E’ importante quindi evitare ambienti umidi o secchi (tenendo però
presente che il legno che assorbe l’umidità suonerà meno ma prima
o poi la cederà e tornerà a suonare come prima mentre il troppo
secco potrebbe arrecare danni irreversibili come le crepe).Da evitare fonti di calore dirette come il sole o la vicinanza dei
termosifoni e, ad esempio nelle stagioni calde si consiglia di
interporre un panno morbido tra l’avambraccio destro e lo
strumento dato che il sudore danneggia le vernici ed in
particolare quelle a base di gomma lacca.Per la pulizia dello sporco
esterno usare pochissime gocce di olio paglierino chiaro per le
parti verniciate strofinando delicatamente con un panno morbido sino ad eliminarlo completamente.Per la tastiera è ottimo l’olio paglierino rosso.
Per la pulizia interna della cassa c’è un antico sistema: si
introduce dalla buca un pugno di riso che poi si fa “sbattere”
all’interno della cassa. Poi, rovesciando la chitarra, si continua
a “sbattere” sino alla fuoriuscita di tutto il riso che si porterà
via anche lo sporco.Nel caso in cui non si dovesse usare lo strumento per lunghi periodi è consigliabile
allentare le corde e ricordarsi che il legno deve continuare a
respirare: pertanto non tenerla per troppo tempo chiusa nella
custodia.
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