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Ancor oggi,
agli albori del XXI secolo, il popolo Gitano rappresenta
la fonte principale dalla quale è possibile attingere
informazioni sulla vera origine del Flamenco.
La Spagna si potrebbe definire come una terra che già dal
1600 ospitava molteplici forme etniche, contribuendo alla
fusione di melodie e ritmi che gli stessi Gitani, a
cavallo tra il XVIII e XIX secolo, si impegnarono a
plasmare per ricreare una nuova identità musicale.
Il Flamenco nasce quindi dalla fusione di ritmi moreschi,
ispanici e afro, con riferimento alla popolazione africana
aumentata di numero a causa del traffico schiavista verso
le colonie americane, dando vita ad una musica Amulatada
(radice africana ispanizzata), e dal folklore delle
colonie spagnole d'oltreoceano con la musica cubana, che
alimentava la Spagna con ritmi e gestualità dell'Habanera
(che ha influenzato il Tango gitano), della Guajira e
della Milonga, generando il gruppo di stili detti di "Ida
y Vuelta" (andata e ritorno).
La Spagna non viene umiliata di fronte alle innumerevoli
influenze di importazione, perché il popolo gitano, che
ancora oggi rappresenta una realtà consistente della
società spagnola, rappresenta la mano che ha saputo
impastare ciò che di musicale si era depositato in
Andalusia.
Per ovvi motivi il Flamenco ritrova la sua vera paternità
nei Gitani; la sua espressione rispecchia la condizione di
questo popolo nomade che per raggiungere l'eguaglianza
all'interno della società è stata costretta a sacrificare
la propria identità.
Nel canto, forma di espressione che vede la variante
andalusa del castigliano, ritroviamo il malessere
propriamente zingaro, nel quale si racchiudono gioia,
dolore, morte, amore , riuniti nel "Duende" (frutto del
dolente sussulto dell'anima gitana).
Con la spettacolarizzazione del flamenco la denuncia
zingara è riconosciuta, retribuita ed acclamata.
Nei Cafés gli artisti flamenchi si esibivano, condividendo
il palcoscenico con gli artisti boleri, i quali hanno
attivato una corrente di scambio e prestiti, dai quali
nacquero le prime soluzioni coreografiche e le
caratteristiche tecniche.
Oggi nei teatri si riconosce un flamenco sempre nuovo,
perché è sempre capace di dialogare e di integrarsi con
nuove tendenze, come è accaduto con il Jazz, il Rock, la
chitarra classica e il Blues.
Si può quindi considerare come un'arte che nasce e si
evolve grazie alla "contaminazione"
Essere
flamenco è avere un'altra carne, un'altra anima, altre
passioni, un'altra pelle,altri istinti, desideri; è avere un'altra visione del
mondo, con il senso grande;il destino nella coscienza, la musica nei nervi,
fierezza indipendente, allegria con lacrime;è il dolore, la vita e l'amore che incupiscono.Essere flamenchi significa odiare la routine e il
metodo che castra; immergersi nel canto,nel vino e nei baci; trasformare la vita in un'arte
sottile, capricciosa e libera;
senza accettare le catene della mediocrità; giocarsi
tutto in una scommessa;assaporarsi, darsi, sentirsi, vivere!!
Il flamenco non è solo arte o tecnica, ma un modo di
sentire e di esprimersi.Nel flamenco ciò che più conta è l'intensità
dell'espressione.L'arte è data dalla forza interpretativa, non dalla
bellezza estetica, che serve sì dacomplemento, ma non è mai fine a se stessa.Nel flamenco può essere considerato bello ciò che a un
profano può risultare brutto oaddirittura grottesco.Ciò che importa è la sincerità espressiva, la generosità
e l'alienazione dell'interprete,caratteristica dell'arte più pura, in una parola: il Duende
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